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Lo staff di Stressami augura a tutti voi un

Felicissimo Natale!!!

Pensione

Il momento tanto atteso da molti in cui si può finalmente “andare in

da guidaacquisti.net

pensione” può rivelarsi un momento critico per la propria vita.

Se nel periodo lavorativo sembrava un sogno la possibilità di liberarsi dagli obblighi e dalle scocciature del lavoro, ci si accorge, poi, che ritrovarsi liberi dalle abitudini, dalle relazioni e dagli ambienti di lavoro comporti un distacco che disorienta, ma ciò che può destabilizzare ancor di più è il distacco dall’ambiente mentale suscitato dal lavoro.

Per molti, infatti, il posto di lavoro, i suoi ritmi, le sue tradizioni e caratteristiche diventano simbolo della propria vita, scandiscono l’esistenza per anni, danno un senso logico e formale alle giornate.

A maggior ragione per chi ha perseguito la carriera anche contraddicendo i propri valori morali, religiosi, ideologici il momento del distacco può diventare traumatico e in qualche caso addirittura insostenibile.

Altro aspetto è il senso di inutilità, di non essere ormai più un elemento importante per la società, di entrare nella categoria dei pensionati, da sempre visto come il “club per vecchi“, fonte di e tristezza.

Frequenti sono i casi di malattia e stati depressivi se non episodi di depressione veri e propri, o stati di ansia che accompagnano il primo anno di pensione, scaturiti da quanto descritto. In questa situazione è importante avere una buona rete di sostegno in famiglia e tra gli amici, ma se questo non dovesse bastare è necessario rivolgersi ad un professionista che aiuti ad affrontare i pensieri distruttivi che si accompagnano a questo delicato periodo della propria esistenza. Per maggiori informazioni contattaci.

Afasia

afasia L’Afasia è la perdita completa o parziale della capacità di usare il linguaggio a seguto di lesioni alle aree del cervello responsabili della sua elaborazione o ad altre aree di connessione con i diversi centri del cervello implicati nella funzione della parola.

La perdita dell’uso del linguaggio può portare inoltre a non sapere leggere, scrvere ma soprattutto comunicare chiaramente con gli altri.

Il problema più grave è chiaramente l‘isolamento in cui cadono le persone con tale danno. Non riescono più a relazionarsi con gli altri così come lo facevano prima perdendo una vita sociale e interpersonale cosidetta normale.

Il disagio psicologico che ne consegue è di rilevante importanza e non va sottovalutato. Il senso di frustrazione derivante è tale che spesso gli afasici si chiudono in se stessi e di colpo si autoescludono dal tessuto sociale.

Il primo passo da fare quando si capisce che siamo di fronte ad una diagnosi di afasia è quella di capire a che livello di gravità ci troviamo e riabilitare al linguaggio grazie all’intervento di un logopedista.

Il logopedista in base al problema imposta sedute mirate, con l’obiettivo di aiutare la persona a superare il disagio e riportarla all’uso corretto o quasi della parola parlata e scritta.

Dati statistici dimostrano che i risultati di una logopedia ben fatta siano estremamente efficaci e persistenti nel tempo.

Ma la cosa fondamentale è che il lavoro del logopedista sia affiancato a quello dello psicoterapeuta che andrà a riattivare quelle risorse adattive che l’afasico ha trascurato. Per saperne di più contattaci.

Aggressione

La prima immagine che viene in mente alla parola “aggressione” raffigura  una situazione apertamente violenta, associata ad intimidazione, iniziale incredulità, paura, immobilità ed incapacità di reagire. Questo per descrivere un’aggressione esplicita, ma esiste una forma diversa di aggressione: l’aggressione nascosta, che a livello psicologico ed emotivo può essere ancora più difficile della prima da sostenere e gestire.

Questo tipo di aggressione si basa su sottili metodi di convincimento, in cui l’aggressore non si espone apertamente come tale, ma cerca di nascondere le proprie intenzioni. Un’aggressione nascosta utilizza diversi meccanismi:

  • vittimizzazione: l’aggressore si mostra offeso e nega ogni responsabilità;
  • minimizzazione: l’aggressore risponde accusando di essere lui vittima di cattiva fede (inducendo l’aggredito al senso di colpa ed al dubbio circa le proprie percezioni “avrò capito male?”, “sono solo permaloso?”);
  • negazione;
  • menzogna;
  • intimidazione;
  • accusa: induce vergogna nell’aggredito.

Gli aggressori di questo tipo sono di solito persone scaltre, che intuiscono i punti deboli della vittima e li sfruttano per ottenere ciò che desiderano, impedendo alla vittima stessa di rendersi conto di cosa stia accadendo.

Se smascherati di solito fanno leva sulle insicurezze della vittima e sui suoi stati di sofferenza, difendendosi dalla responsabilità dell’aggressione e dal biasimo .

Nel caso si abbia la spiacevole sensazione di essere vittima di un aggressore nascosto il modo per sfuggire sta sempre nello smascheramento: più forte e decisa sarà la sua giustificazione, maggiore sarà la certezza di non aver sbagliato.

Persone che Condizionano

da www.assotutor.it

In ogni società, gruppo, famiglia ci sono persone che più o meno consapevolmente influenzano gli altri e ne guidano i pensieri, i comportamenti, fino alle emozioni: persone che condizionano.

Non sempre si tratta di “manipolazioni” negative, spesso sono l’operato di  individui fondamentali per il gruppo, punti di riferimento che “guidando” consentono il benessere e la serenità del resto del gruppo; nei piccoli gruppi o nella coppia il “manipolatore” spesso si comporta così perché quello è il suo modo naturale di interagire con gli altri e rispondere alle situazioni di tutti i giorni.

Queste persone non agiscono con l’intenzione di far soffrire gli altri, ma di averli sotto il loro controllo, per questo risultano anche buoni dirigenti, manager, leader.

Ci sono, poi, dei “manipolatori” che sofforno di una bassa autostima e di carenze affettive e questo li porta a manipolare chi li circonda per gestire le relazioni d’affetto. A questo punto ci sarà uno sfruttamento sia mentale che fisico e la sofferenza del manipolatore sarà amplificata ed inonderà l’intero gruppo, rendendo tutti partecipi, succubi ed in parte responsabili della tristezza, creando un clima di depressione.

In una frase queste sono le persone che “creano il clima del gruppo“, nella buona e nella cattiva sorte!

Come difendersi da questo tipo di manipolazione?

Spesso si è talmente coinvolti nella relazione da non avere la sensazione di potersene distaccare e lasciare che il manipolatore prenda le sue responsabilità senza sensi di colpa. Ma una domanda può aiutare: “E’ davvero un mio problema?” e se la risposta è “No!” allora potremo comunque essere dispiaciuti ed aiutare il manipolatore a stare bene, ma senza sentirci invischiati in questo vortice di malessere e disagio.

Che genitore sei?

Comprensivo, lassista, deciso, duro?

Essere genitore è un ruolo difficile, nessuno ci insegna a fare i genitori e spesso ci si trova in questo ruolo senza sentirsi all’altezza.

I punti base da cui partire per cercare di rendere meno difficile questo ruolo è quello di liberarsi dall’idea che esista il genitore ideale, che imparare a dividere i compiti in famiglia non è un reato e che agire in maniera coerente è il miglior insegnamento che nostro figlio possa ricevere.

E’ necessario che i genitori prendano insieme le decisioni per i loro piccoli, cercando il giusto compromesso qualora non a pensassero allo stesso modo.

I genitori devono parlare ai bambini insieme facendosi vedere uniti e coerenti l’uno con l’altro.

 Quando si riesca a far capire al proprio figliolo che le decisioni prese da mamma e papà sono per il suo bene non potrà non seguirvi!!

Se si vogliono imporre delle regole sane il genitore per primo dovrà rispettarle, essere d’esempio è un’arma efficace.

Infine in quanto genitori è importante imparare lui stesso e insegnare ai figli il vivere hic et nunc, nel “qui ed ora” evitando così angosce inutili e imparando a godersi ogni momento senza fantasticare sul “come sarà”. Per saperne di più clicca qui.

Tradimento

Il tradimento sembra essere diventato un leitmotiv di molte persone!

La cronaca oggi ci informa quotidianamente delle scappatelle dei politici, dei calciatori, delle veline, ogni giorno inoltre ci confrontiamo col collega che sente di non poter fare a meno di concedersi uno “spazio tutto suo”!!

Molti credeono che la colpa sia dovuta ai facili costumi di oggi, alla maggiore libertà sessuale, ma la cosa su cui non ci sofferma a lungo è sulle reali motivazioni psicologiche che spingono molti a tradire.

Cosa spinge a tradire?

Quando l’infedeltà fantasticata diventa realtà?

Spesso il tradimento può essere dettato da un bisogno di compensare la propria autostima, è come se si cercassero continue conferme del proprio valore come uomo, come donna.

C’è la necessità di sentirsi attraenti, di essere in grado di conquistare a qualunque età.

Alcuni esperti ritengono che il tradimento sia un meccanismo riparatore della coppia, come se fosse promotore del ritorno della passionalità dei primi tempi.

Tradire rompe la routine, aiuta a sentirsi vivi… queste le “giustificazioni” di tanti infedeli.

Quello che ognuno degli infedeli dovrebbe fare è chiedersi PERCHE’ ho bisogno di tradire per soddisfare me stesso?….solo così potrà sanare quel senso di vuoto che sente d avere. Per saperne di più clicca qui.

E’ notte, siamo svegli senza possibilità di prendere sonno, gli occhi vanno

www.poeticamente1.blog

alla sveglia ogni 5 o 10 minuti e il tempo sembra non passare mai. E’ proprio in questa situazione che, se abbiamo un problema questo assume nella nostra mente una proporzione apocalittica e se non abbiamo un vero e proprio problema anche un qualsiasi impegno per la giornata che sta arrivando può diventare preoccupante.

Uno dei motivi per cui accade tutto ciò è l’impossibilità di sottrarsi al fiume di pensieri che, con l’aiuto del silenzio ed del buio che non creano distrazioni per la mente, sembra possederci, senza possibilità di scampo. Non si è neanche sfiorati dall’idea che tutto ciò non è che una creazione della nostra mente e, come tale, possiamo interromperla in qualsiasi momento, ci facciamo prendere dal meccanismo “pensiero chiama pensiero” perdendone il controllo.

L’ansia, la preoccupazione aumenta e ormai la possibilità di addormentarsi di nuovo è persa.

Cosa fare?

Un modo per sganciarsi dal fiume di pensieri è darci un vero e proprio comando di STOP! Possiamo dirlo a voce alta, immaginare la parola scritta o immaginare di scriverla. Questo “spegne” la tensione e ci riporta alla realtà del nostro letto.

Dopo di che possiamo chiederci se sono pensieri davvero utili, se impiegare per questi pensieri tempo a fatica ci aiuterà davvero a risolvere il problema o contribuirà a gettarci nell’ansia e nello sconforto.

Naturalmente questi piccoli stratagemmi funzionano quando durante il giorno, poi, le nostre capacità di affrontare i problemi ci permettono di renderci conto che abbiamo tutte le possibilità di vivere sereni. Se questo non succede la soluzione più adatta sarà sempre un percorso psicoterapeutico, che consentirà di capire, gestire e modificare i pensieri che non permettono la serenità…ed un meritato riposo notturno.

Quando i genitori si separano i figli provano un forte senso di abbandono!!!

Per i figli la famiglia non è un’istituzione, ma una fonte di sicurezza, di protezione da tutto ciò che è minaccioso per la loro serenità.

Ma se proprio questa fonte viene meno, i figli si ritrovano soli, in balia di emozioni negative.

Se a questo scioglimento si aggiunge l’arrivo di un nuovo partner o della mamma o del papà, i figli possono diventare ostili. La prima cosa da fare per evitare che il conflitto si accenda è renderli partecipi per gradi ed accettare soprattutto il fatto che non accolgano la notizia con entusiasmo.

Se i figli non si sentono di incontrare il nuovo partner non bisogna insistere ma aspettare il tempo giusto senza recriminare la loro posizione. Il tempo giusto non esiterà ad arrivare, prima o poi i figli si renderanno conto che una presa di posizione così rigida è controproducente.

E se una volta conosciuto il nuovo partner i figli continuano ad essere freddi e distanti bisogna sempre aspettare il tempo giusto senza forzature di alcun genere.

Quando capisci che  tuo figlio adolescente si è innamorato, come reagisci?

I genitori di fronte alla percezione  che i loro “piccolo” ormai nel pieno dello sviluppo ormonale, si sono innamorati si sentono in grande difficoltà.

Che cosa fare? Gliene parlo? Aspetto che lo faccia lui?

Aspettare che sia lui a confidarsi sarebbe la soluzione migliore, ma allo stesso tempo è necessario che il genitori informi il ragazzo sui rischi in cui possono incorrere una volta intrapresa l’attività sessuale.

Informare i ragazzi sulla possibilità di una gravidanza indesiderata, sul contagio dell’HIV o di tutte le altre malattie che si trasmettono attraverso rapporti sessuali non protetti.

Certo è che affrontare questi argomenti  non è semplice e a volte i ragazzi sembrano rifiutare di ascoltare il genitore considerato “indiscreto”.

In verità il ragazzo pur sembrando indifferente a quanto il genitore possa dirgli, farà tesoro dei suggerimenti offerti.

 E’sempre meglio risultare genitori “invadenti” che totalmente estranei e indifferenti alla vita dei propri piccoli che si stanno avvicinando al mondo degli adulti. Per saperne di più contattaci.

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